La tiroide: il ‘grande timoniere’

Un italiano su 5 incontra nella vita qualche ‘problema alla tiroide’. L’ipotiroidismo è il più diffuso, soprattutto quello di origine autoimmune (Hashimoto). I sintomi sono poco specifici ma la terapia è semplice e risolutiva.

Le patologie della tiroide sono i più comuni disturbi endocrini nella popolazione generale in ogni fascia di età. Si calcola che un italiano su cinque, nel corso della vita, incontri qualche problema di funzionalità della tiroide. Sottovalutarli significa ridurre la propria qualità della vita e aumentare il rischio di sviluppare altre condizioni o aggravare quelle esistenti.

A cosa serve la tiroide?

La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla situata nel collo, alla base della gola. Come il timoniere nel canottaggio, la tiroide ‘batte il ritmo’ dell’organismo producendo tre ormoni FT3, FT4 e calcitonina. Questi ormoni per tutta la vita regolano:
  • il metabolismo dei grassi;
  • il metabolismo degli zuccheri;
  • lo sviluppo delle ossa;
  • la sintesi delle proteine;
  • lo sviluppo della pelle e degli organi genitali;
  • il battito cardiaco;
  • la temperatura corporea;
  • la produzione di sangue.

Il 'ritmo della tiroide' può essere più lento del dovuto, in questo caso si parla di ipotiroidismo o più veloce (ipertiroidismo). [Clicca qui per sapere di più sull’ipertiroidismo, il gozzo e la malattia di Graves].

Cos'è l'ipotiroidismo?

Nell'ipotiroidismo la tiroide produce meno ormoni FT3 e FT4 del necessario o non ne produce per niente. La causa più frequente di ipotiroidismo è un attacco autoimmune (tiroidite di Hashimoto). [Per sapere di più sulla tiroidite di Hashimoto, soprattutto in età pediatrica, leggi qui].
Le difese immunitarie 'impazziscono' e distruggono la tiroide. Il processo può iniziare in età pediatrica o in qualunque altro momento della vita così come può aggravarsi dopo anni di apparente equilibrio. Una altra causa di ipotiroidismo è la carenza di iodio nell'alimentazione.
Anche le cure per l'ipertiroidismo (soprattutto quando viene somministrato iodio radioattivo) possono provocare ipotiroidismo magari dopo anni o decenni.

Ipotiroidismo secondario

La tiroide è come una fabbrica che lavora seguendo le richieste della 'sede centrale': una ghiandola posta al centro del cervello chiamata ipofisi. Gli 'ordini' arrivano attraverso un ormone chiamato TSH. Se l'ipofisi funziona male (a causa di un tumore anche benigno o di un trauma o di un ictus), la tiroide produrrà pochi ormoni. Si parla in questo caso di ipotiroidismo ‘secondario’ (che però non significa ‘meno importante’).

I segni e i sintomi dell’ipotiroidismo

Le ricadute più gravi dell'ipotiroidismo si manifestano in età pediatrica, anche se  nella vita adulta le conseguenze di un ipotiroidismo non trattato sono comunque  significative. 
Nel giovane e nell’adulto l'ipotiroidismo è caratterizzato da un esordio lento e molto graduale. I sintomi principali che il paziente può avvertire sono la debolezza muscolare e il facile affaticamento, la temperatura corporea bassa (si diventa ‘freddolosi’), la facile sonnolenza e l'umore depresso. Si tende a ingrassare, le mestruazioni si fanno irregolari, si soffre spesso di crampi anche a riposo.
Un medico esaminerà i segni inconfondibili sul volto (viso gonfio, sopracciglia rade, palpebre gonfie, lingua ingrossata), esaminerà la pelle, secca e fredda, i capelli radi e sottili. Il battito è meno frequente e scarsa è la forza con cui il cuore spinge il sangue nelle arterie. 
“Si tratta, nella maggior parte dei casi, di sintomi non specifici, che peraltro possono essere presenti solo in parte o manifestarsi lentamente. D'altra parte, rimandare la diagnosi e la terapia sarebbe un rischio inutile. Personalmente, ai miei studenti e specializzandi, ho sempre consigliato di togliersi il dubbio al più presto e procedere – anche se i sintomi in sé non sono univoci o chiari – a un semplice esame del sangue: il dosaggio del TSH", ricorda il professor Giuseppe Chiumello, endocrinologo. “Se i valori sono nella norma allora si può escludere una patologia tiroidea, riservandosi di ripetere l'esame comunque ogni anno. Se sono superiori sarà opportuno un secondo esame: il dosaggio dell'FT4 che permette di capire se il problema nasce dall'ipofisi o dalla ghiandola. A quel punto abbiamo una diagnosi che, una volta definita con altre indagini, permette di procedere con una terapia”. Nelle persone con ipotiroidismo, i livelli di TSH sono alti, perché l'ipofisi tenta in tutti i modi di stimolare la produzione di FT3 e FT4, da parte della tiroide.
Un ruolo fondamentale è rappresentato dall’ ecografia, esame semplice e non invasivo.

La terapia

Come avviene spesso in endocrinologia la terapia è sostitutiva. Si assume per via orale in modo costante, l’ormone che il corpo non riesce a produrre cioè la tiroxina. È molto importante non saltare mai una somministrazione e non variare mai le quantità prescritte dal medico.
La terapia andrà iniziata in dosi ridotte via via aumentate, fino ad arrivare al livello che – confermato dai dosaggi di TSH e FT3 e FT4 effettuati a intervalli molto stretti – si ritiene normale. È possibile, anzi è sicuro, che la terapia debba essere modificata nel corso della vita (specialmente in gravidanza, in menopausa, se il peso corporeo aumenta o diminuisce, in coincidenza con altre patologie o situazioni di stress). Il paziente eseguirà un esame del sangue almeno ogni anno e avvertirà lo specialista se i valori escono dal target. È possibile, infatti, sia che la terapia non abbia abbastanza effetto sia che ne abbia troppo e il paziente diventi iper-tiroideo.
La terapia è risolutiva. Una volta ritrovato l’equilibrio tutti i sintomi regrediscono.

Sovrapposizione con altre terapie

La terapia è priva di effetti collaterali. Non c’è mai una ragione per interromperla. Dopo alcuni anni per il paziente ‘prendere la Tiroxina’ ogni mattina diventa un gesto così abituale che ci si dimentica di riferirlo ai medici, ai medici di Pronto Soccorso, agli anestesisti in vista di un intervento. Invece è importante perché molte terapie di lungo termine relativamente comuni contrastano l’effetto della terapia sostitutiva o viceversa possano esserne influenzati.